Uno degli accessori etnici che più amo è il turbante, che quest'anno è tornato di moda.
Caratteristico del mondo orientale e africano, si è affacciò all'Europa nel Cinquecento, come vediamo in numerosi dipinti dell'epoca.
Rilanciato negli anni della Belle époque dallo stilista francese Paul Poiret e ripreso poi negli anni '40 da Elsa Schiaparelli, è divenuto un simbolo della donna moderna, attiva e sofisticata.
Negli anni '50 si diffuse anche nella classe media.
Oggi il turbante è un accessorio di moda proposto in forme, tessuti e fantasie diverse da tutti i marchi: comodo, pratico ed elegante si adatta ad ogni situazione.
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mercoledì 19 dicembre 2018
mercoledì 12 dicembre 2018
Skin Kill
Un bel po' di anni fa, avevo un'amica senegalese e avevo notato che sua
mamma aveva la pelle molto più chiara di lei, con delle venature rosse sul
viso. Non capivo il perché, finché da lei ho saputo che la
mamma usava una crema sbiancante.
Non era un caso isolato: ho visto molte altre donne con la pelle schiarita e con strani rossori sugli zigomi, con i capillari in evidenza.
Partecipando recentemente ad una campagna contro lo skin kill, promossa da Afro Fashion, ho capito che questo è un fenomeno mondiale, che riguarda in particolare la zona dai Caraibi all'Africa, e che di recente si è diffuso massicciamente anche in Europa fra le donne immigrate.
Dietro questo fenomeno dello skin kill si cela il mito delle bellezza concepita come "il bianco è bello, il nero è brutto", tanto che in passato alcuni marchi di sapone hanno cavalcato questo cliché, scadendo in forme di razzismo plateale.
Tale pratica ha delle conseguenze devastanti per la pelle, a volte irreparabili. Questa, infatti, può sviluppare tumori; in alcuni casi, come si è rilevato in Costa D'Avorio, lo strato cutaneo si è assottigliato tanto che, in caso di taglio cesareo, i punti non reggevano, provocando la morte di diverse donne subito dopo il parto.
Questo fenomeno è stato affrontato anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ne ha segnalato la gravità.
Una donna africana, Grace Amey-Obeng, da anni lotta per contrastare questo fenomeno, e a tal fine ha creato una line di cosmetici specifici per le pelli scure, per valorizzarne la bellezza.
Non era un caso isolato: ho visto molte altre donne con la pelle schiarita e con strani rossori sugli zigomi, con i capillari in evidenza.
Partecipando recentemente ad una campagna contro lo skin kill, promossa da Afro Fashion, ho capito che questo è un fenomeno mondiale, che riguarda in particolare la zona dai Caraibi all'Africa, e che di recente si è diffuso massicciamente anche in Europa fra le donne immigrate.
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| Una delle immagini per la campagna contro lo Skin Kil: la pelle vale più dell'oro!!! |
Dietro questo fenomeno dello skin kill si cela il mito delle bellezza concepita come "il bianco è bello, il nero è brutto", tanto che in passato alcuni marchi di sapone hanno cavalcato questo cliché, scadendo in forme di razzismo plateale.
Tale pratica ha delle conseguenze devastanti per la pelle, a volte irreparabili. Questa, infatti, può sviluppare tumori; in alcuni casi, come si è rilevato in Costa D'Avorio, lo strato cutaneo si è assottigliato tanto che, in caso di taglio cesareo, i punti non reggevano, provocando la morte di diverse donne subito dopo il parto.
Questo fenomeno è stato affrontato anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ne ha segnalato la gravità.
Una donna africana, Grace Amey-Obeng, da anni lotta per contrastare questo fenomeno, e a tal fine ha creato una line di cosmetici specifici per le pelli scure, per valorizzarne la bellezza.
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| Un'altra immagine della stessa campagna |
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