Un bel po' di anni fa, avevo un'amica senegalese e avevo notato che sua
mamma aveva la pelle molto più chiara di lei, con delle venature rosse sul
viso. Non capivo il perché, finché da lei ho saputo che la
mamma usava una crema sbiancante.
Non era un caso
isolato: ho visto molte altre donne con la pelle schiarita e con strani
rossori sugli zigomi, con i capillari in evidenza.
Partecipando
recentemente ad una
campagna contro lo skin kill, promossa da Afro
Fashion, ho capito che questo è un fenomeno mondiale, che riguarda in
particolare la zona dai Caraibi all'Africa, e che di recente si è
diffuso massicciamente anche in Europa fra le donne immigrate.
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| Una delle immagini per la campagna contro lo Skin Kil: la pelle vale più dell'oro!!! |
Dietro questo fenomeno dello skin kill si cela il mito delle bellezza
concepita come "il bianco è bello, il nero è brutto", tanto che in passato alcuni marchi di sapone hanno cavalcato questo cliché, scadendo
in forme di razzismo plateale.
Tale pratica ha
delle conseguenze devastanti per la pelle, a volte irreparabili. Questa,
infatti, può sviluppare tumori; in alcuni casi, come si è rilevato in
Costa D'Avorio, lo strato cutaneo si è assottigliato tanto che, in caso
di taglio cesareo, i punti non reggevano, provocando la morte di diverse
donne subito dopo il parto.
Questo fenomeno è stato affrontato anche dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che ne ha segnalato la gravità.
Una donna africana, Grace Amey-Obeng, da anni lotta per contrastare questo fenomeno, e a tal fine ha creato una line di cosmetici specifici per le pelli scure, per valorizzarne la bellezza.
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| Un'altra immagine della stessa campagna |